Prova Nikon D80


E non mi dimentico di quella che è stata finora il riferimento di categoria: la mitica d80nikon d80Offre tanto: 10 megapixel, velocità, ottimi colori, dimensioni accettabili, buona impugnatura, funzioni per principianti e appassionati; vale più della spesa…

di Gianni Viviani

Prova Nikon D80 – Introduzione

Diciamolo: le D50, D70 e D70s soffrivano di fronte alla piccola ma eccellente Canon 350D. Così Nikon ha cambiato rotta: niente risparmi, sotto con il meglio della tecnologia.
E’ nata la Nikon D80, reflex digitale “economica”, per fascia di prezzo, ma in realtà, non tanto distante, per prestazioni e qualità delle foto, dalla professionale e ben più costosa, D200.
La D80 ha un corpo macchina dalle dimensioni compatte, ma non striminzite. Si maneggia meglio di quelli di tante concorrenti. Non è il corpo “tropicalizzato” (cioè ermeticamente isolato da polvere e umidità) della D200, ma chi non scatta di preferenza nella foresta amazzonica… può anche infischiarsene.
I 10 megapixel del sensore bastano per pubblicare una foto in doppia pagina su una rivista con la massima qualità di stampa. Il sistema autofocus a 11 punti (contro i 5 delle macchine precedenti), il nuovo display LCD, da 2,5 pollici e la buona velocità complessiva fanno il resto.
La macchina dispone di una batteria potente, di una connessione USB 2.0 High Speed e di un menu avanzato, simile a quello della D200.
E la chiamano “entry level”…

Cosa c’è nella scatola

– Corpo macchina Nikon D80 10 megapixel
– Caricanatteria
– Batteria EN-EL3e agli ioni di litio ricaricabile
– Protezione schermo LCD
– Tracolla
– Cavo USB
– Cavo Video
– CD-ROM Nikon PictureProject
– Manuale stampato (150 pagine)

La Nikon D80 è in vendita in versione solo corpo oppure in kit, con il nuovo zoom Nikon DX 18 – 135 mm (apertura f/3.5 – 5.6).
Nella confezione non c’è la scheda di memoria. Quale acquistare? Lo slot supporta memorie SD (Secure Digital) anche ad alta capacità, SDHC. Meglio partire subito con una scheda veloce  e da almeno 1 GB.
Nikon D80 – Corpo macchina

Molto ben fatto, ergonomico e robusto, anche se in plastica (quello della Nikon D200 è il lega).
La macchina pesa 585 grammi, contro gli 830 grammi della D200 e i 510 grammi della Canon 400D. Le dimensioni: 132 x 103 x 77 mm.
Per i più pignoli: rispetto alla D70s il risparmio è di 15 grammi in termini di peso e del 16 per cento in termini di cubatura.
I comandi sono ben disposti; si apprezza particolarmente l’impugnatura generosa.

nikon d80 alto

L’attacco F-mount accetta quasi tutti gli obiettivi del ricco parco ottiche Nikon. Il fattore di conversione è 1,5 x: un obiettivo 50 mm si comporta in realtà come un 75 mm sul 35.
Il flash, ad apertura elettronica, è del tipo pop-up. Ha numero guida 13 a 100 ISO. Se occorre più luce si può montare un flash aggiutivo (ne parliamo più avanti).
Intorno alla montatura sono disposti tre comandi: il bottone della profondità di campo, un altro, personalizzabile e, sul lato opposto, il selettore per la modalità del sistema autofocus (che è dotato di
illuminatore, utilissimo quando si fotografa con poca luce).

Il dorso della Nikon D80 mostra un display da 2,5 pollici e 230.000 pixel, che si legge con facilità, grazie all’angolo di visione di 170 gradi. E’ uno schermo luminoso e definito che, per di più, dispone di una pratica protezione in plastica. Ottimo!
Complimenti a Nikon anche per la scelta del mirino: è lo stesso della D200 e anni luce avanti rispetto a quello delle D70. La copertura è del 95% dell’inquadratura. C’è anche il correttore diottrico, per chi porta gli occhiali.
Il mirino è ricco di informazioni e offre anche l’opzione di una griglia quale ausilio per la composizione.
Ai lati del mirino ci sono il tasto per cancellare le immagini (a sinistra) e quello per il blocco AE/AF.

A sinistra del display una sfilata di bottoni. Nell’ordine, dall’alto: Playback, Menu, Bilanciamento del bianco, Sensibilità ISO, Qualità dell’immagine. Gli ultimi due bottoni servono anche per controllare zoom e miniature nella modalità playback.
A destra del display c’è il controllo a quattro vie.

La rotella sulla parte alta della reflex imposta automatismi, modalità Scena (per le più comuni situazioni di ripresa), priorità tempi/diaframmi e controllo manuale della macchina.
Ricco di informazioni il piccolo display sulla destra, retroilluminato.
Ancora una serie di bottoni sul lato destro del piccolo display. Servono per selezionare le modalità di misurazione matrix 3D II, pesata al centro e spot, la compensazione dell’esposizione (da –5EV a +5EV con incrementi 1/3 di EV), la modalità di scatto (singolo, continuo, autoscatto e due modalità “remote”) e la modalità del sistema autofocus.

Ai lati del corpo macchina:

– comando Flash e compensazione esposizione flash (con incrementi di 1/3EV, da -3EV a +1EV )
– comando Bracketing
– autofocus (auto, manuale)

Lo slot di memoria supporta schede SD and SDHC (il nuovo standard, ad alta capacità).
Nikon D80 – Velocità

A patto di disporre di una scheda di memoria ultra veloce, la Nikon D80 scatta come una mitragliatrice: fino a 100 foto in JPEG e 6 in RAW, con una cadenza di 3 scatti al secondo. Con una scheda economica le prestazioni scendono notevolmente.
Il ritardo all’accensione è praticamente inesistente.
Anche il sistema autofocus è mediamente veloce o molto veloce (dipende anche dall’ottica accoppiata alla macchina). Per gli scatti in condizioni di luce scarsa c’è l’illuminatore dell’autofocus che aiuta molto.

Ecco le modalità offerte dall’autofocus: single-servo (blocca la messa a fuoco quando si preme a metà il pulsante di scatto); continuous-servo (continua a effettuare micro aggiustamenti del fuoco anche quando si è premuto a metà lo scatto); auto select (determina in automatico se stiamo mettendo a fuoco un soggetto statico o in movimento).Funzioni Nikon D80

Sensibilità – incrementi di 1/3 di stop con un range tra 100 e 1600 ISO. La modalità “H” (high) permette di arrivare fino a 3200 ISO.

Il Formato – La Nikon D80 registra le foto in formato JPEG, oppure RAW (NEF, il RAW di Nikon) o RAW+JPEG. Manca invece il supporto per il formato TIFF, oggi in secondo piano dopo l’avvento del RAW.

Bilanciamento del bianco –  Davvero completo il ventaglio delle opzioni. Si, perché con la D80, oltre ai normali settaggi, si può sfruttare la comparazione con un cartoncino bianco, o grigio, personalizzando il bilanciamento. Oppure si può far conto sulla temperatura colore, con un range compreso tra 2500 e 900 gradi Kelvin.
Ancora, è possibile una regolazione fine del bilanciamento del bianco, da –3 a +3 con passi di uno.

Esposizione multipla – permette di ricavare una sola immaggine da due o tre esposizoni, con l’ausilio di una correzione automatica all’interno della macchina per risultati migliori.

La batteria che alimenta la D80 – l EN-EL3e – è la stessa montata sulla D200. Nikon dichiara un’autonomia tra 600-2700 scatti, a seconda delle condizioni d’uso. Nella pratica si
Se serve un’autonomia maggiore niente paura: c’è il battery grip (comodo per gli scatti in verticale) MB-D80 (opzionale – costa sotto i 200 euro) che utilizza due batterie EN-EL3e, oppure 6 batterie AA e di fatto doppia l’autonomia.

Flash – La Nikon D80 è pienamente compatibile (i-TTL flash metering system ) con i flash SB-600 e SB-800. Piena compatibilità anche con il flash wireless Nikon SB-R200.
La slitta per il flash aggiuntivo accetta i Nikon SB-600 e SB-800 Speedlights (gestiti con il controllo i-TTL flash o con il controllo remoto), oltre a flash di terze parti.

La funzione “repeating flash” – permette di regolare la frequenza (da 1 a 50 al secondo) e il numero dei lampi (fino a 35) per simulare l’effetto delle luci stroboscopiche.

Menu – L’opzione “My Menu”permette di personalizzare i menu, escludendo, ad esempio, ciò che non ci serve.

La Nikon D80 è una reflex digitale che fa felice tanto l’appassionato quanto il fotografo principiante.
Chi non ha troppa dimestichezza con programmi come Photoshop può sfruttare il menu di fotoritocco per correggere le foto. La funzione D-Lighting si incarica di rendere più luminose le aree scure dell’immagine. Si paga un prezzo, in termini di un aumento del disturbo, ma è poca cosa. L’immagine ritoccata nella macchina viene salvata in JPEG anche se si parte da un RAW. Se non si è soddisfatti si può sempre recuperare l’originale.

E’ anche possibile intervenire rapidamente sui colori (incrementandoli o diminuendoli selettivamente) e sul “feeling” della foto: più caldo o più freddo.

Ancora: correzione occhi rossi nella macchina e ridimensionamento della foto e “crop”, cioè tagli dell’immagine.

Playback Mode
La modalità playback consente di saltare da una foto all’altra velocemente. Per cancellare l’immagine c’è un bottone dedicato. Comoda la possibilità di selezionare più immagini da cancellare in un colpo solo.

La funzione “slideshow” permette di impostare transizioni e di includere una musica di sottofondo per una proiezione d’effetto sul televisore.

La quantità di informazioni mostrate per ogni singola immagine è legata al settaggio di questa modalità nel menu: dall’essenziale e tutto ciò che si può desiderare, compresi gli istogrammi.

Funzione bracketing avanzata – bracketing per l’esposizione (intervalli tra 0.3EV e 2.0EV e per il flash (separatamente o combinati) e bilanciamento del bianco.

Nikon ha incluso anche la funzione Help che mostra brevi messaggi d’aiuto quando si seleziona un’opzione dal Menu.
Giudizio Nikon D80

Fotografare con la Nikon D80 è un piacere, prima di tutto perché la macchina ha dimensioni sufficienti anche per mani extra large, comandi ben posizionati, un’ impugnatura abbondante e ottima velocità in fase di messa a fuoco e di scatto. Solo in condizioni particolarmente difficili l’autofocus ha mostrato qualche tentennamento.
La qualità delle foto è eccellente, specie se si accoppia alla macchina un obiettivo di qualità (lo zoom standard venduto in kit, il 18-135, è discreto ma niente di più). Ottima la riproduzione dei colori, saturi e fedeli; bassi il disturbo e il “purple fringing”.
Qualcuno troverà forse un po’ soft le immagini in JPEG. Questione di gusti: se non piace l’impostazione di default, basta intervenire sul settaggio della macchina, oppure, in fase di post produzione, con Photoshop.
Il display LCD non solo è ampio (2,5”) ma anche luminoso e ben leggibile persino da posizione angolata. La presenza del secondo, piccolo display (retroilluminato), con le informazioni da leggere al volo, fa molto reflex professionale.

E poi, la porta di connessione veloce USB 2.0 High Speed, il supporto per le nuove schede di memoria SDHC, la sensibilità impostabile fino a 3200 Iso.

Il bello della D80 è che è una reflex digitale “amichevole”, pronta a soddisfare tanto il fotografo professionista (magari utilizzata come secondo corpo) quanto il più sprovveduto dei fotografi principianti. Questo per la semplicità dei menu e per tutta quella serie di funzioni che Nikon ha recuperato dalla serie delle compatte Coolpix (ad esempio, D-Lighting, le correzioni delle immagini direttamente nella fotocamera e la ricca modalità slideshow per rivedere le foto sul televisore).

Tornando agli appassionati, quello che disturba un po’ è l’assenza di un programma per gestire come si deve la conversione delle immagini salvate in formato RAW. Chi ha Photoshop se ne infischia, gli altri devono acquistare a parte Capture NX.

Pro:

– Eccellente qualità dell’immagine
– Disturbo contenuto
– Ottimo corpo macchina, facilmente impugnabile
– Veloce all’accensione, nella messa a fuoco e allo scatto
– Luminoso display LCD da 2,5 pollici
– Pieno controllo manuale
– Menu e comandi personalizzabili
– Doppia anima: per i principianti e per gli appassionati
– Illuminatore dell’autofocus
– Grande autonomia
– Porta di connessione USB 2.0 High Speed
– Un sistema di ottiche e accessori tra i più ricchi

Contro:

(poco da segnalare, in realtà)
– Il software a corredo non consente di intervenire sulla conversione del formato RAW. Nikon offre Capture NX che però si paga a parte (intorno ai 150 euro)
– Immagini morbide con il settaggio standard della reflex
– Non in linea con la qualità costruttiva della macchina la protezione dello slot di memoria

un grazie a http://www.dphoto.it/ e all’autore dell’articolo Gianni Viviani

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