Nikon AF DC-Nikkor 105mm f/2 D


Il secondo test che inserisco oggi è riferito a un classico del mondo Nikon. E’ una focale fondamentale nei ritratti anche per la particolarità del controllo Defocus Control. Grazie a Max Aquila per Nikon Club Italia 2006

 

 

 

 

 

 

 

Nato nell’Agosto 1993, a tre anni di distanza dal sorprendente predecessore, (il Nikon AF DC 135mm f/2), deve la coppia di consonanti al centro del suo lungo nome, all’acronimo di Defocus Control, un sistema originalissimo per concepire l’idea di soft focus nella fotografia di ritratto:

tale pratica ha da sempre intrigato i tanti fotografi che al ritratto si dedicano, con “trattamenti di personalizzazione” delle proprie ottiche preferite, che andavano dai sistemi più empirici, come alitare direttamente sulla lente frontale subito prima dello scatto (col rischio alla lunga di danneggiare il delicato strato antiriflesso delle lenti frontali), oppure la spalmata di vaselina (ancora più drastica) su appositi filtri UV, o ancora, con l’acquisto di costosi e spesso eccessivi filtri soft, che spaziavano dall’effetto “sauna” alle finezze dei filtri Softar marchiati Carl Zeiss, costosi quasi quanto un 50mm!!!

Questo medio tele non nasce però come “fenomeno da baraccone” del vasto catalogo di ottiche della Nikon, ma per posizionarsi come obiettivo di riferimento della Casa di Tokyo tra i non pochi “concorrenti” per il titolo di più inciso, più lineare, più corretto obiettivo da ritratto!

E la competizione è forte già solo parlando di focali fisse, tra lenti stupende e costose come i classici (per Nikon) 85mm f/1.4 ed 1.8 sia sul catalogo AF che su quello MF, gli straordinari 105mm MF f/1.8 e 2.5 e lo stesso AF 135mm f/2 DC già menzionato, che ne replica lo schema particolare che li caratterizza entrambi.

Le prestazioni di uniformità tra centro e bordi immagine e la nitidezza elevata e riscontrabile fin dai diaframmi più aperti sono il biglietto da visita di questo obiettivo, quando utilizzato con la particolare ghiera del Defocus Control nella posizione centrale di neutralizzazione di tale comando.

In cosa consista la particolarità che fa di questa realizzazione ottica un pezzo più unico che raro, è presto detto: la ghiera DC serve ad introdurre una quantità graduabile di aberrazione sferica, che consente di regolare la piacevolezza (intesa come morbidezza) del livello di sfocatura attorno al piano in cui si è condotta la messa a fuoco.

Normalmente si cerca di combattere l’aberrazione sferica progettando schemi ottici che compensino la normale mancanza di planeità di una lente, accoppiando tra loro elementi di opposta curvatura, per evitare appunto che i raggi di luce rifratti dalle zone più esterne di una lente, giungano al punto di messa a fuoco in una area diversa da quella relativa alla rifrazione della zona centrale della lente stessa.

Invece Nikon, dando la possibilità di spostare una coppia di lenti, mediante regolazione di questa ghiera DC, introduce appositamente in questo obiettivo tale “difetto” ottico, allo scopo di concedere al fotografo ritrattista di decidere per un fuori fuoco a misura delle sue necessità interpretative, scegliendo se dare maggiore morbidezza per lo sfuocato alle spalle del soggetto messo a fuoco o, addirittura, sullo sfuocato anteposto al piano di messa a fuoco, cosa quest’ultima impossibile da gestire con un normale obiettivo, semplicemente aprendo o chiudendo il diaframma.

Prima di addentrarci nelle potenzialità del sistema di “defocalizzazione controllata” parliamo però di pregi e difetti di quest’ottica particolare:

come per tutti gli obiettivi particolarmente luminosi la tentazione forte è proprio quella di andare a scattare in condizioni di luce attenuata o del tutto scadente, ebbene, questo 105 mm risulta proprio essere un ideale compagno di scatti nelle condizioni di maggiore scomodità, forse a causa della elevata ergonomia data dalle generose dimensioni del barilotto con paraluce incorporato, che si impugna e si regola agevolmente nelle sue varie ghiere, quella di messa a fuoco (giustamente ampia, immaginando un frequente uso manuale della messa a fuoco su questa lente), quella dei diaframmi (la cui presenza lo rende compatibile con tutti i corpi macchina a pellicola e digitali dal 1977 in qua), quella della selezione rapida tra fuoco automatico o manuale, ed infine quella anteriore di defocalizzazione, che costituisce il “sex appeal” di questo obiettivo, provvista di una posizione centrale neutra e di due serie di regolazioni di sfuocato (a sinistra per Front defocus, a destra per Rear defocus) con una serie di step selezionabili a scelta tra f/2 ed f/5.6 a seconda del valore di diaframma impostato sulla normale ghiera tradizionale: non male tutte queste ghiere per non essere neppure uno zoom!

Anche il peso, non certo contenuto, di 640 grammi, dovuto alla profusione di materiali “nobili” per essere un obiettivo AF (il 105mm f/1.8 Ai-S per giunta anche più luminoso, pesa 80 grammi meno) aiuta ad una salda impugnatura di questo fedele compagno della nostra fotocamera preferita, consentendo l’utilizzo di tempi di esposizione altrimenti impossibili da usare a mano libera, complice ovviamente la luminosità elevata ed, in digitale, la possibilità spesso trascurata di variare l’indice di sensibilità del sensore quando serva, come in questo scatto ripreso in luce davvero bassa a f/4 t/125 ISO 400

in cui la capacità di “incisione” di questo obiettivo, davvero esaltante (raramente mi capita in postproduzione di dover aumentare il contrasto delle foto realizzate con esso) rende possibile risultati di effettiva eccellenza, sia sulle basse come sulle alte luci.

Dove chiaramente dà il meglio delle sue potenzialità è nella ripresa di soggetti a media distanza caratterizzati da forti contrasti cromatici, ma non soltanto, risultando anche in controluce diretto un obiettivo capace di interpretare la realtà inquadrata al di sopra delle aspettative del fotografo medio

Ovviamente l’interesse per il ritrattista creativo viene catturato dalla presenza di questa atipica ghiera di regolazione dello sfuocato morbido, la quale consente una molteplicità di regolazioni oltre quelle “consigliate” (che prevedono l’abbinamento al diaframma in uso, del corrispondente valore sulla ghiera DC, scegliendo tra la sezione Front, anteriore e quella Rear, posteriore, rispetto il piano di messa a fuoco) quelle assolutamente di “genio” tra valori difformi.

Cominciamo con l’evidenziare un primo difetto di questo sistema: nulla di quanto impostato rende visualizzabile l’effetto che ne deriva, né a mirino, né tantomeno sui piccoli monitor delle reflex digitali!  Occorre essere davanti ad un più ampio monitor di pc oppure, stampare!

Ciò comporta la necessità di disporre di molto tempo prima di trovare affinità con le relazioni che intercorrono tra diaframma, valore di DC, distanza dal soggetto, distanza dallo sfondo… tutti elementi profondamente condizionanti tale sistema.

Obiettivo regolato con diaframma f/2.8:

Colonna di sinistra: ghiera DC in posizione Neutral, disattivata.

Colonna centrale:

in alto ghiera DC in posizione R2,8

in basso, ghiera DC  F2,8

(notare la differenza tra i rametti in primo piano e la statua nei due scatti)

Colonna di destra:

(diaframma sempre a f/2.8)

in alto ghiera DC R2, in basso F2

(si evidenzia un aumento dell’aberrazione sferica che porta a rendere il fuoco morbido perfino sulla statua)

Naturalmente avrei potuto inserire ulteriori gradi intermedi, utilizzando sulla ghiera diaframmi frazioni di diaframma o valori di diaframma decisamente diversi da quelli in uso sulla ghiera DC… e viceversa!

In sostanza la svariata possibilità di regolazione e “sregolazione” di questa funzione, comporta una potenzialmente aumentata capacità espressiva per il fotografo che scelga questa lente, ben diversamente dal mero utilizzo passivo di un filtro “soft”, sempre uguale a se stesso nell’effetto prodotto sul soggetto.

Basti guardare come la combinazione tra sfocatura del primo piano ed aberrazione dello sfondo abbia operato su questa “amazzone” ripresa a f/2.8 t/1250 e ghiera DC R4 in una resa davvero “limite“ del concetto di soft focus!

Ma le potenzialità di questo tele spaziano tra generi molto diversi tra loro: in molti esperimenti ne ho constatato l’ottimo accoppiamento a tecniche di panning o di ripresa in “open flash” di soggetti in movimento: il flash aggiunge cromatismo e calore a un obiettivo caratterizzato come tradizione Nikon da neutralità e freddezza, al limite di una discreta preponderanza di toni del ciano e del blu

Insomma un acquisto impegnativo per il prezzo, ma stimolante per un impiego di ricerca del risultato creativo, quanto appagante nell’utilizzo tradizionale con ghiera di defocalizzazione neutralizzata.

PRO:

Nitidezza, contrasto, assenza di distorsioni, uniformità di prestazioni centro-bordi

Eccezionalità del sistema di Defocus Control

Ergonomia e costruzione

Luminosità

CONTRO:

Prezzo

Difficoltà di previsualizzazione dell’effetto DC

Dedicato a chi continui fortemente a credere nella Fotografia fatta … dal Fotografo!

 

2 Risposte to “Nikon AF DC-Nikkor 105mm f/2 D”

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