Photoshop: dalle origini a CS3


La prova sul campo del programma di fotoritocco da sempre punto riferimento nel panorama mondiale. Questo articolo è stato scritto professionalmente e efficacemente da: Giuseppe Montalbano .  fonte http://grafica.html.it

Questo articolo non pretende, in così poco spazio, di dare un informazione completa di cosa sia e come si sia evoluto Photoshop, in tal caso occorrerebbero migliaia di pagine; piuttosto serve solo a dare una visione complessiva di come Photoshop si sia migliorato nel tempo e dare un idea di cosa sia, a cosa serve e come si usa a tutti coloro che non hanno già avuto un avvicinamento al celebre software di fotoritocco.

Nascita di Photoshop

Era il 1987 allorché due fratelli, Thomas e John Knoll, davano inizio allo sviluppo del software che sconvolgerà per sempre il mondo della fotografia, dell’illustrazione e della grafica: Photoshop. Figli di un fotografo, di nome Glenn Knoll, Thomas e John misero a punto la prima versione del loro programma intrecciando le conoscenze acquisite nel campo informatico, il sapere della camera oscura e la lunga esperienza del padre nel campo della fotografia. Si trattava della versione 0.63 ed era datata ottobre 1988. Il programma era stato naturalmente sviluppato con sistema Macintosh, e la cosa che oggi stupisce, ma non allora, è che esso risiedeva in un semplice floppy disk da 1,44 MB, uno spazio sbalorditivo se si pensa alle grandi quantità dell’informazione digitale con cui operano oggi i sistemi informatici: per comprendere meglio, però, basta richiamare alla mente che quella era l’epoca in cui l’informatica era ancora relativamente giovane e la manipolazione digitale dell’immagine nella sua fase pionieristica.

Per poter disporre di una versione del software ideato per sistema Windows bisognerà aspettare il 1992, anno in cui vede la luce Adobe Photoshop 2.5, pensato e ideato sia per piattaforma Macintosh e sia per piattaforma Windows. Nel 1990 le idee e il lavoro dei fratelli Knoll vengono acquisite da Adobe, di modo che, dopo una preparazione lunga 10 mesi esce in commercio Adobe Photoshop 1.0. Da ora in avanti, grazie anche alle geniali intuizioni di Adobe System circa gli sviluppi futuri della computer grafica, è un continuo successo. La prima versione di Adobe Photoshop, non presentava, naturalmente, tutti gli strumenti e i comandi a cui siamo abituati oggi (figura1), e bisognerà aspettare il 1994, con l’uscita della versione 3.0, e il 1998 con la versione 5.0, per assistere alla comparsa, rispettivamente, dei livelli (Layers), e dello strumento storia, 2 fra gli strumenti oggi più apprezzati e indispensabili di Photoshop.

Figura 1 – Pannello degli strumenti sulla prima edizione

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Cos’è Photoshop?

Prima di continuare a descrivere l’evolversi delle versioni di Photoshop con le rispettive novità, allo scopo di permettere, a chi non è pratico del software, di concepire cosa è cambiato nel tempo in Photoshop, è propedeutico comprendere meglio cos’è e cosa permette di fare Photoshop.

Photoshop è un software di grafica raster, ossia bitmap. A differenza della grafica vettoriale, nella quale le informazioni delle immagini sono dettate da funzioni matematiche che indicano forma, punto iniziale, spessore del tratto di riempimento e via di seguito, e nella quale il ridimensionamento non porta a nessuna tipologia di degrado della risoluzione, nella grafica raster le immagini sono formate da una matrice rettangolare, chiamata appunto raster, costituita da una serie di punti quadrati chiamati pixel (picture element) .

Ogni pixel assume un colore e una tonalità diversa, tale che, attraverso la combinazione con gli altri pixel, viene plasmata una specifica immagine (figura1).

La risoluzione ( qualità ) delle immagini raster è data, dunque, dal numero di Pixel per unità di lunghezza (Pollice lineare), indicata con PPI (pixel per inch). Se si volesse mantenere inalterato il numero dei Pixel l’unica operazione rimanente sarebbe quella di modificare la grandezza di questi modificando perciò la risoluzione.

Una volta che l’immagine è rasterizzata, quindi, non è più possibile migliorare la sua risoluzione in quanto non si può attingere da nessun altra sorgente per ricavare le informazioni sui pixel. Tutto ciò vuol dire che l’immagine può essere sì ingrandita, ma con il conseguente aumento della vista dei pixel che necessariamente si ripercuote sulla risoluzione dell’immagine.

Figura 1. Particolare di un’immagine raster, in cui si notano le dimensioni dei pixel

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Sostanzialmente, i vantaggi che si hanno nella grafica Raster rispetto a quella vettoriale sono prevalentemente legati alla sua grande efficienza nel rappresentare le varie sfumature, colori, e trasparenze di un immagine, mentre è meno adatta, al contrario della grafica vettoriale, alla creazione di loghi pubblicitari, testi, e altro materiale che dovrà essere modificato e ridimensionato in qualsiasi momento. In ogni modo anche Photoshop possiede la capacità di lavorare con e su immagini vettoriali, e lo fa attraverso l’inserimento dei tracciati, dei testi, delle forme personali e delle maschere vettoriali.

Photoshop è principalmente un programma di fotoritocco. In azione simula il lavoro che di solito si compie con i pennelli, le maschere e gli acidi nella camera oscura; quest’ultimo risulta essere sicuramente molto più articolato e faticoso e dai risultati meno brillanti. Altro fattore da non trascurare, quando si confrontano le due tecniche di fotoritocco, è che a differenza della camera oscura, in Photoshop, gli effetti delle elaborazioni possono essere controllate in tempo reale, con tutti i vantaggi, facilmente comprensibili, che ne derivano.

I livelli, (layer), rappresentano per Photoshop un elemento operativo essenziale; grazie ad essi si ha la possibilità di lavorare su diversi strati di lavoro, si può modificare un singolo elemento dell’immagine senza ritoccare gli altri, si possono interpolare immagini bitmap e vettoriali, si possono creare diversi metodi di fusione tra le varie parti visualizzandone in tempo reale gli effetti, e, grazie anche alle trasparenze e alle regolazioni delle opacità, si possono controllare le immagini dei livelli sottostanti; ma questi non sono altro che una piccola fetta, dei benefici che derivano dall’utilizzazione dei layer (figura3).

Figura 2 – Nella figura è rappresentata la struttura dei livelli di un fotomontaggio.

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A differenza di altri software, Photoshop non possiede i cosiddetti wizard con i quali l’utente, in genere, viene guidato passo per passo nelle operazioni di base. Sembrerebbe una grossa mancanza, ma in realtà con il tempo ci si accorge che la mancanza di tale guida stimola la fantasia di colui che utilizza Photoshop inducendolo a sviluppare tecniche personali che si traducono poi in lavori singolari. Tutto è originato dal fatto che in Photoshop non esistono sequenze standard per giungere ad un determinato risultato, ma bensì, attraverso gli svariati strumenti che esso mette a disposizione, un particolare “effetto” può essere raggiunto attraverso diverse tecniche, qualcuna semplice, qualcun’altra meno, dipende dalla fantasia e dalla conoscenza del programma da parte dell’esecutore. Sicuramente attingere ai filtri è una modalità molto celere e semplice per creare degli effetti, ma tale modalità non può essere certo comparata all’utilizzo di altri strumenti “manuali” (come i pennelli), che richiedono abilità ed esperienza.

Photoshop con gli anni è diventato talmente famoso che a suo riguardo è stato coniato un neologismo ( Photoshoppare) sinonimo di fotoritoccare. Attorno a lui con il passare del tempo è nata una vera e propria comunità mondiale di utenti. Per mezzo dello straordinario mezzo di comunicazione planetario che è internet, ci si scambiano le idee e le esperienze, si pubblicano i tutorial, si pubblicano libri, ebook, podcast e riviste, si mettono a disposizione di tutti risorse gratuite e non, si organizzano corsi e seminari, nascono forum su tutte le problematiche inerenti l’utilizzo del programma, e tutto ciò, in pratica, che è collegato a Photoshop è meta di interesse. Ovviamente non tutto è fatto per semplice passione, ma piuttosto a scopo di profitto. Sono nati in tal senso produttori di software che si occupano esclusivamente di produrre applicazioni perfettamente integrabili in Photoshop come per esempio i Plug-in di terze parti, che conferiscono funzioni nuove al software, allargandone sempre più gli orizzonti creativi. Oltre ai plug-in, si mettono a disposizione degli appassionati e dei professionisti, gratis e non, pennelli, filtri, font, texture, gradienti, forme ed action.

Cosa si può fare con Photoshop?

Attualmente Photoshop è adoperato da un utenza più che mai diversificata: grafici , fotografi, appassionati e dilettanti, ma curiosamente, ad usufruire delle meravigliose virtualità del software ci sono anche alcuni artisti, solitamente avvezzi ad esercitare il proprio lavoro sulla “tela”. Al giorno d’oggi, in cui si ha una gigantesca espansione di fotocamere digitali e scanner, e la conseguente facilità con cui si entra in possesso di immagini digitali, è pressoché d’obbligo saper padroneggiare quantomeno le operazioni fondamentali e semplici del fotoritocco. Un esempio classico di tutto ciò: la correzione degli occhi rossi o piuttosto il miglioramento dei colori, proseguendo per la messa a punto della saturazione e la luminosità di una foto (figura 4 e 5).

Figura 3 – Esempio di correzione automatica degli occhi rossi

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Figura 4 – Differenza di un immagine prima e dopo l’intervento effettuato con gli strumenti luminosità e contrasto

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Queste operazioni risultano essere di una facilità disarmante qualora vengano utilizzati gli strumenti di correzione automatica creati ad hoc per i non addetti ai lavori, come per esempio lo strumento “occhi rossi” o lo strumento”pennello correttivo”, ma in essere sono tanto semplici da usare quanto efficaci, garantendo dei risultati a dir poco notevoli.

Figura 5 – Esempio di come sia semplice togliere difetti con lo strumento “healing brush tool” (pennello correttivo).

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L’editing , naturalmente, si spinge oltre la semplice mistificazione dell’immagine con l’ausilio degli strumenti automatici: i professionisti usano Photoshop per plasmare veri e propri capolavori digitali. Ad oggi, è quanto meno improbabile trovare una rivista, o specificatamente una pubblicità, che non faccia uso di un programma di fotoritocco tale da abbellire e modificare i soggetti ritratti; in concretezza si può affermare che gli attori vengono “digitalmente modificati”. Grazie, infatti, ai vari strumenti in dotazione e adottando diverse tecniche, la pelle viene lisciata e uniformat, vengono ridotti, se non eliminati, i difetti, migliorati e modificati a piacimento i colori, ridimensionati e modellati gli attributi di forma e quant’altro serve a rendere accattivante l’immagine.

Figura 6 – Attraverso l’uso del filtro Lens Blur, e il successivo aiuto di una maschera di livello, si possono fare miracoli

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Ma non è finita qui: attraverso gli strumenti di selezione, e adottando in maniera efficace le fusioni dei livelli, applicando le trasparenze e utilizzando le svariate tipologie di pennelli, si possono prelevare frammenti d’immagine da altre fonti e miscelarle, si possono creare pulsanti, testi , banner e layout per il web.

Figura 7 – Un testo, attraverso lo strumento “distorci” e il successivo trattamento della tonalità, viene applicato su qualsiasi superficie

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Anche gli effetti di testo di Photoshop sono, con le ultime versioni, notevolmente migliorati. Adesso il testo, per esempio, può, mediante i tracciati, seguire forme personalizzabili e quindi applicabili a qualsiasi forma o in qualsiasi modo si voglia, oppure, tramite lo strumento “distorci” un testo o una qualsiasi forma possono essere deformati a piacimento per poterli adattare successivamente a qualsiasi superficie.

Figura 8 – Ancora un esempio di come si possa applicare qualsiasi “forma” in una qualsiasi superficie, grazie anche al metodo di fusione “linear Light”.

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I pennelli hanno raggiunto un grado talmente elevato, di qualità e di personalizzazione, che usati sinergicamente alle tavolette grafiche, simulano in maniera invidiabile i tipici effetti della mano umana . Vengono simulati l’effetto delle pennellate, la tipicità delle sbavature, l’imprecisione della mano pittorica piuttosto che la variazione lungo il tratto dovuta alla modulazione naturale della pressione della mano sul pennello, e pertanto tutti gli effetti caratteristici della pittura e del disegno.

Figura 9 – La palette pennelli con la varie opzioni, e a lato vari esempi di effetto su foglio

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Figura 10 – Una foto viene trasformata, attraverso l’uso dei filtri e dei pennelli, in un acquerello.

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I layer, poi, riescono a semplificare quello che prima era molto complesso eseguire, come per esempio l’effetto cartone animato, ritratti digitali e tutta la computer art in genere.

Figura 11 – costruire un’immagine artistica partendo da una fotografia

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Cronologia

Nel Percorso (20 anni), che ha visto Photoshop migliorarsi continuamente, le novità e i miglioramenti apportati alle varie versioni non sono passati inosservati. Ogni strumento ha avuto un’utilità notevole tale che pochissime funzioni e strumenti sono poi state eliminati perché rivelatesi un flop, ma piuttosto ulteriormente migliorati. Tutto ciò sottolinea come siano stati abili i programmatori delle varie versioni nel saper interpretare quelle che erano le esigenze nel settore dell’editing nel corso del tempo e come abbiano lavorato bene per inventare strumenti automatici in grado di permettere anche ad un semplice utente di dar vita a progetti decorosi.

Nella Tabella 1, è descritta la cronologia di Photoshop con le versioni in cui è avvenuto un cambiamento importante. Si parte dalla versione 1.0 fino ad arrivare alla CS3. Nell’elenco datato si nota che la versione che doveva chiamarsi Photoshop 8.0 perché successiva alla 7.0, è stata invece denominata Photoshop CS. Il motivo è semplice: la versione 8.0, è integrata in una suite Adobe chiamata Creative Suite, in cui si trovano, oltre a Photoshop , InDesign, Illustrator, Bridge (CS2), Acrobat,Version Cue, GoLive e Stock Photos. Tutto il kit, insomma, per il design professionale. Nell’ultima release (CS3), Photoshop è presentato in 2 edizioni : Photoshop CS3 e Photoshop CS3 Extended. Quest’ultima include anche strumenti per la grafica tridimensionale, analisi dell’immagine e animazione. Vedremo meglio, comunque, in seguito quali sono le novità introdotte in CS3. Da sottolineare che quando venne rilasciata la versione 3.0, in cui apparivano per la prima volta in Photoshop i livelli , essi esistevano già in Live Picture, un altro programma, rivale di Photoshop, di fotoritocco. Il fratello minore di Photoshop, invece, si chiama Photoshop elements. E’ un prodotto lanciato da Adobe per venire incontro alle esigenze del mercato dei non addetti ai lavori. Si tratta in pratica di una versione molto limitata di Photoshop, molto utile a che si diletta con la fotografia e non ha grosse basi teoriche di fotoritocco.

Tabella 1 – Cronologia e descrizione di Adobe Photoshop

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Versioni CS

Ho spiegato precedentemente perché in seguito alla versione 7.0 le edizioni di Photoshop sono state denominate CS. Con questo appellativo sono già state commercializzate tre versioni : CS, CS2 e CS3. Vedremo adesso in dettaglio quali sono le novità e gli strumenti significativi nelle tre release di Adobe.

Photoshop Cs

Le novità introdotte in questa versione di Photoshop sono state molto discrete. Bisognava di certo essere degli esperti, infatti, per capire ed apprezzare le migliorie apportate alla versione 7.0 . Se si conosce il formato RAW ( grezzo in inglese, chiamato anche “negativo digitale”, è un formato d’immagine non elaborato dalla fotocamera e quindi senza perdita d’informazioni) si capisce per esempio l’importanza che ha avuto l’introduzione della funzione Camera RAW, con la quale è possibile importare i file di tipo RAW ed elaborarli a piacere. Un altro strumento rivelatosi molto utile è il comando Luci/ombre in grado di correggere o per lo meno migliorare i problemi legati alla sovraesposizione o sottoesposizione di un immagine.

Figura 13 – Nella figura è evidente il miglioramento dell’esposizione dell’immagine apportato dall’utilizzo dello strumento Luci/ombre

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Le altre novità caratteristiche di Photoshop CS sono:

Comando corrispondenza colore (Match Color): capita molto spesso di dover creare dei fotomontaggi e quando si uniscono le immagini ci si accorge che queste non corrispondono dal punto di vista cromatico.

Figura 14 – Uso di Match Color

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Figura 15 – Uso di Match Color

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Si tenta allora di limare il dislivello cromatico attraverso varie regolazioni ( bilanciamento colore, curve, luminosità, contrasto, ecc..), con un grande dispendio di tempo. Con l’ausilio, invece, di questo strumento la gamma dei colori delle immagini viene adattata automaticamente.

Figura 16 – Limare il dislivello cromatico

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L’unica operazione da effettuare è quella di settare bene i parametri : Luminance, per correggere la luminosità, Color Intensità, per regolare l’intensità di colore, e Fade che regola il grado di variazione rispetto al file sorgente. Ed ecco il risultato:

Figura 17 – Risultato del lavoro

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Nuova palette istogramma: visualizza l’istogramma di ogni colore e agisce in tempo reale.

Migliore capacità di elaborazione a 16-bit.

Nidificazione dei livelli.

Filtro fotografico: simula gli effetti dei filtri sulle lenti delle fotocamere.

Photoshop Cs2

L’uscita nel mercato di Photoshop CS2 ha suscitato, nel settore dell’editing e in generale di tutti coloro che utilizzano Photoshop, parecchio interesse in quanto sono state introdotte parecchie novità che oltre a rendere più efficiente e semplificata la gestione e i flussi di lavoro consentono di raggiungere risultati eccezionali nell’elaborazione delle immagini.

Vediamo in particolare quali sono state le novità:

Adobe Bridge: si tratta di una nuova generazione di browser file. In pratica Bridge gestisce tutte le risorse multimediali con cui si vuole lavorare consentendo una gestione semplice delle immagini, l’etichettatura, la classificazione, e l’elaborazione simultanea di immagini RAW.

Camera Raw: il nuovo Camera RAW di Photoshop permette l’elaborazione simultanea di molte immagini RAW e le immagini possono essere convertite nel formato DNG (formato universale negativo digitale). Sono state ampliati, inoltre i tipi di Raw proprietario importabili in Photoshop e le opzioni di regolazione.

Oggetti avanzati: permettono di conservare immagini bitmap o vettoriali e di poterli usare in modo scalabile. In pratica in maniera non distruttiva. Prima non era possibile in quanto il file vettoriale che veniva caricato in photoshop veniva rasterizzato. Quindi nei vari progetti in cui gli oggetti venivano spostati e ridimensionati tutto ciò rappresentava un problema non trascurabile.

Altera immagine: mediante questo comando un immagine può allungata distorta e adattata a piacere ad una qualsiasi superficie:

Figura 17 – Uso dello strumento Altera Immagine

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Pennello correttivo al volo: consente di eliminare velocemente le imperfezioni con un solo clic. A differenza del pennello correttivo non ha bisogno di una sorgente.

Strumento occhi rossi: basta dimensionare il diametro delle pupille e con un solo clic si elimina il fastidioso “occhio rosso”.

Fuoco prospettico (vanish point): si tratta di un nuovo filtro che incanta letteralmente chi lo vede per la prima volta . Grazie a questa funzione è possibile lavorare sui piani prospettici di un oggetto applicando modifiche, clonando e dipingendo e rispettando automaticamente al tempo stesso le prospettive dell’oggetto stesso, con risultati entusiasmanti.

Figura 18 – Un esempio classico della funzione “Fuoco Prospettico. All’inizio si definisce il piano prospettico, dopodichè tutte le modifiche apportate alla superficie sottostante seguiranno la “prospettiva”

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Filtro contrasta migliore: contrasta automaticamente le immagini sfocate.

Immagini HDR (Hight dynamic Range) a 32 bit.

Animazioni Web: è possibile per mezzo di 2 o più foto creare delle animazioni Gif in modo analogo ad ImageReady. Tutto può essere svolto in maniera semplice utilizzando la palette animazioni.

Figura 19 – Lavorare con le animazioni

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Figura 20 – Lavorare con le animazioni

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Figura 21 – Lavorare con le animazioni

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Controllo migliore sui livelli: i livelli adesso possono essere di maggior aiuto in quanto si può lavorare su di essi in modo multiplo. Possono essere selezionati a piacere, spostati con un solo clic, raggruppati, ecc…

Photoshop CS3

Focalizziamo adesso l’attenzione su quella che è l’ultima versione del software di casa Adobe. Da sempre chi ha iniziato ad usare Photoshop difficilmente ha in seguito dirottato il suo interesse verso altri software, ma piuttosto ha cercato di approfondirne la conoscenza. In questo caso fin dalla versione Beta si ci è resi conto che la versione CS3 di Photoshop costituisce uno degli strumenti indispensabili per il digital imaging , poiché possiede grande capacità di elaborazione oltre ad innovative funzionalità di compilazione. Cercherò adesso di illustrare, nel miglior modo possibile, le novità di CS3 e i relativi campi di applicazione.

Interfaccia

Nel momento in cui CS3 viene avviato non si può fare a meno di notare una certa diversità, che presagisce aria di novità, con le impostazioni precedenti. L’interfaccia principale (figura 23) è profondamente mutata, in special modo la parte destra dove risiedono le palette.

Figura 23 – Interfaccia principale

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Il cambiamento influenza l’area di lavoro che adesso risulta molto più ampia. La toolbar è stata uniformata in unica colonna, anche se volendo basta un clic sulla doppia freccia in alto per mutarla in 2 colonne. Le palette di destra estremizzano lo spazio libero mediante la trasformazione in icone e la ricomparsa con clic sulla freccia in alto.

Figura 24 – Pigiando su un singolo strumento si apre il relativo menù delle opzioni

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Figura 25 – Palette completamente compresse ad icone

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Ma non è tutto: oltre alla visualizzazione estesa del tasto TAB, ne esistono altre tre in stile diverso fra loro, di cui una, non fa altro che far sparire dall’area di lavoro le palette della parte destra. Insomma ognuno può progettarsi il suo spazio di lavoro personale a piacere, e può anche salvarlo per poterlo poi richiamare in qualsiasi istante si voglia.

Performance

La velocità di esecuzione di Cs3 è notevolmente superiore a quella di Cs2. Di questo miglioramento ne potranno usufruire in maggior misura i Mac user poiché gira nativamente sui Mac con processori INTEL. Su prove effettuate da utenti Mac si è visto che su operazioni base, quali avvio e batch, la velocità di esecuzione era quasi il doppio rispetto a CS2. Semplicemente straordinario. Naturalmente le prestazioni dipendono da tanti fattori fra cui, la tipologia del computer, configurazione hardware, e impostazioni di performance di Photoshop. A tal proposito nel menù preferenze alla voce performance compare una nuova pagina di settaggio molto intuitiva e completa nella quale è possibile impostare la memoria assegnata a Photoshop (viene anche consigliata), l’impostazione dei dischi di scratch, la cache dei livelli e il numero di operazioni memorizzate (storia):

Figura 26 – Impostazioni della memoria

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Finestra curve

La finestra curve, che consente di regolare la gamma tonale di un immagine, è stata notevolmente aggiornata e migliorata come si nota nelle figure 27 e 28 nel confronto tra vecchia e nuova versione:

Figura 27 – Vecchia versione

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Figura 28 – Nuova versione

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Nella parte bassa della griglia a confine con la barra di input tonale si trovano adesso dei cursori che aiutano l’operatore a calibrare meglio le variazioni nelle curve. Sullo sfondo della griglia viene visualizzato anche, in tempo reale, l’istogramma, in modo tale che si è sempre informati sui cambiamenti che si stanno effettuando anche sulla distribuzione dei pixel. In alto, invece, è stato inserito un nuovo menu (preset) dal quale è possibile scegliere dei settaggi standard (figura 29):

Figura 29 – Nuovi preset per le curve

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Quick Selection

è un nuovo strumento di selezione molto semplice da utilizzare e in determinate situazioni efficacissimo. In parole povere Quick selection utilizza il pennello per “disegnare” la selezione voluta. Passando, infatti, con il pennello sull’area da selezionare in base al colore dei pixel Quick Selection decide quali aree devono essere selezionate e quali no (figura 30). è bene inteso che questo strumento funziona in maniera ottimale nelle condizioni di netto contrasto delle aree da separare:

Figura 30 – Quick Selection

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Se lo strumento per errore ha ingabbiato un area non consona a quella da selezionare, basta utilizzare lo strumento “sottrai dalla selezione” per toglierla, oppure utilizzare “aggiungi alla selezione” in caso abbia escluso un area utile. Refine Edges Si tratta di un nuovo strumento molto utile e gradevole nell’utilizzo e può essere usato in qualsiasi tipo di selezione. In azione Refine Edges consente di variare le caratteristiche della selezione, (raggio, contrasto, lisciatura, sfocatura oltre a contrai/espandi) rendendo visibile allo stesso tempo, su cinque diverse tipologie di visualizzazione, le variazione apportate (figura 31):

Figura 31 – Refine Edges

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Black & White

Da oggi i fotografi avranno uno strumento in più per migliorare i loro lavori in bianco e nero: il comando Black&White.

Figura 32

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Come si vede in figura 32, il comando Black&White, contiene 6 canali di regolazione delle tonalità. Ogni canale agisce sulla tonalità del rispettivo colore. In questo modo è possibile regolare l’immagine in bianco e nero con infiniti valori tonali. Il menù preset posizionato in alto, inoltre, consente di scegliere delle regolazione già predefinite (figura 33):

Figura 33

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In basso invece è possibile abilitare l’opzione Tint con la quale creare un immagine a due tonalità scegliendo il colore da abbinare al bianco (figura 34):

Figura 34

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Smart Filters

Prima dell’introduzione di questo strumento i filtri agivano sui livelli in modo “distruttivo”, cioè i pixel venivano modificati di modo che per ritornare allo stato originale dell’immagine era necessario andare indietro o clonare i livelli, con grosso dispendio di tempo. Con Smart Filters, invece, i filtri non sono più distruttivi, e in qualsiasi istante il filtro può essere disattivato, o se ne possono modificare i parametri eliminando perciò la necessità di creare disparati layer. Per accedere alla modalità Smart filters : Filter/convert for smart filters. Nel layer viene inoltre creata una maschera di livello in modo da poter intervenire con il filtro in qualsiasi parte dell’immagine mediante un pennello (figura 34):

Figura 34

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Fuoco prospettico (Vanish Point) ottimizzato

Il fuoco prospettico visto l’enorme successo suscitato è stato ulteriormente migliorato. Si possono adesso creare più piani e collegarli fra di loro, indicando anche l’angolo. Con i piani collegati poi si può incollare o clonare qualsiasi cosa. Un’altra aggiunta è la possibilità di creare il rendering delle griglie ed esportarle per altre applicazioni.

Clone source

La nuova palette “clone source”, (figura 36), è di grande aiuto per tutti coloro che usano spesso lo strumento timbro clone o il pennello correttivo:

Figura 35

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Adesso si ha la possibilità di eseguire la clonazione visualizzando in tempo reale la sorgente, infatti, attivando l’opzione ” Show Overlay” si materializza una seconda immagine, semitrasparente, che segue il puntatore centralmente alla zona da clonare, consentendo in tal modo una precisione accurata (figura 37):

Figura 36

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Figura 37

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Il campo “offset” permette di regolare numericamente la posizione (x,y) della zona da ritoccare rispetto al punto sorgente, la sua percentuale di riduzione e ingrandimento e il suo angolo. Le cinque icone in alto, invece, richiamano una delle cinque zone clonate che possono essere memorizzate:

Device Central

Per coloro che utlizzano Photoshop per creare sfondi, screensaver, e layout vari per telefoni cellulari, Device Central consente, una volta creata la composizione, di “provarli” in svariati modelli virtuali che esso mette a disposizione.

Appena finito di creare l’immagine, device central è raggiungibile dal percorso : File / Save for Web & Devicies; nella finestra di ottimizzazione Web che viene aperta bisogna successivamente agire sul pulsante dedicato in basso a destra. Si apre quindi la finestra di lavoro nella quale viene visualizzato in centro l’emulatore, scelto tra i vari modelli presenti nell’elenco a sinistra, con l’immagine visualizzata nel Display. A questo punto, agendo sui controlli presenti nella parte destra della finestra, si simulano gli effetti indotti nello schermo al variare della luminosità, del contrasto, della luce e riflessi del display, il tipo di visualizzazione, la scala e l’allineamento (figura 39). Di ogni modello di telefono, poi, che device central contiene, vengono descritte tutte le caratteristiche tecniche e gli standard video, immagine, e software supportati:

Figura 38

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Editing Video

La versione “Extended” di Photoshop CS3, permette di importare vari formati video ( formati supportati : Mov, Avi, MPEG, MPG) di scomporli in frame ed è capace di creare per ogni frame un livello a se stante. S’intuiscono subito le potenzialità che questo processo comporta. In pratica Photoshop con questo strumento allarga la sua gamma di funzioni abbracciando il ritocco video. Per importare il video nella finestra di lavoro di Photoshop basta eseguire il menu File / import / video frames to layer. La finestra che viene visualizzata successivamente (figura 40) dà la possibilità di stabilire quale sequenza video si vuole caricare. Con il cursore infatti ci si sposta all’interno del video e nel momento in cui viene visualizzata la sequenza che ci interessa basta tenere premuto il pulsante Shift. è possibile anche caricare tutto il video, selezionando l’opzione ” From beginning To End”, ma non è consigliabile, visto l’enorme carico di memoria che questo comporterebbe se il video fosse lungo più di 30 secondi:

Figura 40

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Una volta scelto il range video basta ciccare su Ok e per ogni frame viene creato un livello separato (figura 41):

Figura 41

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La sequenza dei livelli naturalmente segue quella originale video. Mediante il comando Windows/animation viene visualizzata la Timeline con 2 tipi di visualizzazione) con tutti i frame già caricati (figura 42):

Figura 42

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Questa TimeLine risulta essere identica a quella relativa alle GIF animate, viste precedentemente e perciò di uguale funzionamento. Una volta eseguito il ritocco, il video viene renderizzato ed esportato mediante il comando File / Export / render video, mentre i risultati ottenuti durante le operazioni di editing possono essere visualizzati in anteprima attraverso la TimeLine oppure su un monitor esterno mediante il comando File / export / Video Preview.

Oggetti 3D

Sempre la versione “Extended” di Photoshop ci dà la possibilità di importare file contenenti modelli 3d e di lavorarci sopra. I formati supportati sono 3D, OBJ, KMZ, 3DS e COLLADA. Appena aperto il file, per poter operare sul modello 3d basta premere con il tasto destro del mouse sul livello e scegliere “Transform 3d model” (figura 43):

Figura 43

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Figura 44

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A questo punto viene visualizzata la barra degli strumenti contenente tutti gli strumenti necessari alla modifica in 3D (figura 45):

Figura 45

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Con questi strumenti è possibile modificare i punti di vista, il tipo, l’intensità e il colore della luce, tipologia di rendering, camera vista, varie tipologie di sezioni dell’oggetto oltre al fatto che l’animazione creata può anche essere editata nella palette delle animazioni.

Per concludere questo breve excursus su Photoshop, ricordo che per i neofiti un ottimo modo per cominciare a prendere confidenza con il programma e le sue funzioni, è quello di seguire i “tutorial”, nella quale l’utente viene guidato passo-passo nel percorso per eseguire un determinato lavoro. Molti tutorial li potete trovare nella sezione Grafica di HTML.it

12 Risposte to “Photoshop: dalle origini a CS3”

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